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Addio al “bonus psicologo”: la nuova sfida della cura dell’anima

Addio al “bonus psicologo”.

Per chiarezza, il bonus psicologo era una proposta inclusa nella legge di bilancio per il 2022 che avrebbe dovuto agevolare l’accesso alle cure psicologiche in risposta all’evidente crescita del disagio mentale legato anche alla pandemia. 

Ovviamente la proposta è stata bocciata. 

Pare non ci siano soldi.

Il problema è che non si tratta solo di soldi. 

Il problema non è il bonus psicologo promesso e non mantenuto.

Il problema è che arriviamo a chiedere aiuto solo quando è tutto già rotto dentro.

Il problema è che mentre siamo diventati ecologisti, vegani, sensibili su tematiche di pari opportunità, plastic free e altre cose assai giuste e fighissime, non siamo educati ad ascoltare l’anima.

Abbiamo paura più di guardarci dentro che di scendere in piazza pro o contro il vaccino o qualunque altra cosa minacci la nostra presunta libertà.

Diciamoci la verità: prendersi cura del proprio benessere interiore, meditare, fare un percorso personale o di gruppo su come gestire le emozioni, praticare la consapevolezza e imparare a comunicare in modo non violento non sono ancora pratiche considerate fighe come le precedenti.

Qualcuno che sceglie di lavorare su di sé e di ascoltarsi di solito lo fa in silenzio, con poco clamore, spesso viene considerato strano, troppo fragile e fa meno rumore e dignità di chi scende in piazza a favore o contro qualunque cosa che sia oggetto di opinionismi mediatici.

Il fatto è che pure se ci concedono il bonus psicologo, noi non siamo educati a pensare al mondo interiore come qualcosa di cui curarsi.

Non siamo abituati.

Al massimo pronunciamo una preghiera balbettata a un dio sconosciuto quando siamo sull’orlo della disperazione.

Andiamo dal prete, dallo psichiatra, dallo psicologo a volte in modo intercambiabile quando abbiamo di gran lunga superato il limite.

Non siamo abituati a lavorare per diventare adulti psichicamente ed emotivamente.

Non siamo abituati a scegliere i pensieri e le parole.

A gestire le emozioni.

E non ci saranno bonus che verranno a salvarci se non usciamo dall’anestesia dell’auto ascolto e della cura interiore.

Una prova: che cosa hai fatto negli ultimi 3 giorni? In quali attività hai speso il tuo tempo e le tue energie?

Fai un elenco.

Di queste attività, quali sono utili per imparare a gestire la tua ansia, i tuoi malumori, per imparare a gestire la relazione col tuo insopportabile collega o per ricucire la relazione col tuo compagno o con tuo figlio?

Certe cose non cambiano da sole.

Se non fai niente, peggiorano.

Ci preoccupiamo molto nobilmente di prendere provvedimenti per i disastri ecologici, per la nostra salute fisica e per molte altre importantissime cose, ma se non impariamo a gestire la rabbia e la paura, se non impariamo a conoscere noi stessi, se non miglioriamo la nostra autoconsapevolezza (competenza che solo noi umani abbiamo di poter osservare il nostro comportamento, fare inferenze sulle cause e poterlo modificare), se non facciamo i conti con quello che abbiamo dentro, ogni azione esterna servirà a poco, sarà uno sforzo immenso con scarsi risultati.

Bisogna cominciare da dentro.

Non abbiamo scelta. 

SouLab è la community che ho fondato quasi 10 mesi fa, con l’obiettivo di cominciare da dentro, prendendoci cura prima di tutto del mondo interiore.

La proposta della community è proprio quella di educare i membri ad una pratica quotidiana di ascolto di sé e alla cura dell’anima.

Per agevolare le 180 persone attualmente presenti nel gruppo, la community è accessibile on line 24h e rende il percorso di ciascuno personalizzabile. 

I membri possono interagire e fare domande, trovare spunti di riflessione, motivarsi a vicenda.

Credo che le comunità virtuali e reali di cura dell’anima siano una delle strade necessarie da percorrere se vogliamo cambiare davvero le cose.

Vale per gli individui.

Per le famiglie.

Per le imprese.

Per qualsiasi aggregazione di persone.

Iniziamo a cambiare le cose da dentro.

Manuela Toto

1 commento

  1. “Il problema è che mentre siamo diventati ecologisti, vegani, sensibili su tematiche di pari opportunità, plastic free e altre cose assai giuste e fighissime, non siamo educati ad ascoltare l’anima”.

    E forse siamo diventati ecologisti, vegani, plastic free etc. proprio perché non siamo educati ad ascoltare l’anima.

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