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Perché a volte è così difficile decidere?

Decidere viene dal latino de-cidere e significa tagliare via.

Deciso è qualcuno che ha definito una strada tagliando via le altre possibili e s’incammina su quella e quella sola strada.

Questa parola porta con sé una visione della decisione come potatura che può essere segno di definizione, di coerenza, ma anche simbolo di spaventosa rinuncia a ciò che viene escluso.

Quando decidiamo tagliamo via le innumerevoli infinite possibilità e prendiamo una strada: ci prendiamo la responsabilità e dunque le conseguenze per aver intrapreso quella strada e non un’altra.

Che succede quando non riusciamo a decidere? 

Come facciamo a capire qual è la giusta decisione?

Come faccio a comprendere cosa è buono per me, cosa è giusto tagliare via e cosa tenere?

Il timore più grande nel processo decisionale probabilmente è proprio quello di dover rinunciare alle varie possibilità tagliate fuori, per rischiare poi di pentirci di ciò che abbiamo lasciato andare.

Quello che spesso non ci piace e ci preoccupa della decisione è la conseguenza: non possiamo avere tutto, non possiamo essere dappertutto, con tutti e non possiamo fare tutto.

E cosa succede se invece di decidere, dicessimo scegliere?

Scegliere deriva dal latino ex – eligere, che significa scegliere separando, indicando la scelta come il processo di separare la parte migliore da quella peggiore.

Un prodotto di prima scelta è il migliore tra quelli del suo stesso genere.

Scegliere è una parola che pone l’accento più sulla finalità del processo della scelta, sull’obiettivo di prendersi il meglio e non di tagliare via qualcosa, come nella decisione.

Forse, quando scegliamo siamo meno preoccupati del rischio di pentirci o di avere rimpianti, rispetto a quando decidiamo, perché ci concentriamo sulla strada più vantaggiosa, sul bene per noi: pensare a ciò che vogliamo è sicuramente di gran lunga più vantaggioso rispetto a pensare a ciò che perdiamo.

Io ho scelto, significa che ho valutato la parte migliore e l’ho separata da quella peggiore.

Io ho deciso significa che ho tagliato via qualcosa, senza specificare la qualità di ciò che ho potato.

Quindi scegliere è meglio che decidere? 

In questi giorni mio padre ha potato i numerosi alberi intorno casa.

Ulivi e alberi da frutto.

Alcuni sono stati davvero mutilati… ad altri ha lasciato così pochi e apparentemente esili rami che guardandoli c’è da chiedersi se davvero ce la faranno a fiorire tra qualche settimana.

E tu?

Davvero ce la farai ad affrontare la strada che hai intrapreso?

Davvero hai fatto bene a lasciare quella persona, a smettere di frequentarne un’altra, a cambiare lavoro, a non fare quella telefonata, a vendere casa casa, a comprare la macchina nuova o a investire tempo, energie e soldi in quel progetto?

Solo tra qualche settimana sapremo se il ramo che ha scelto mio padre è quello giusto. 

Solo vivendola, saprai se la scelta è buona e se hai potato i rami giusti.

Ma il tempo che ti separa dalla fioritura è un tempo tutto tuo: dopo aver detto sì a qualcosa e no a qualcos’altro, si stabilisce un processo in cui tu sei il protagonista.

Come l’albero mette tutte le sue energie e dona tutta la sua forza e nutrimento al ramo scelto, compiendo un lavoro quotidiano per potenziare la fioritura di quel ramo, anche noi, dopo la scelta, abbiamo tutte le nostre energie, il tempo, le nostre risorse da mettere a disposizione per quella strada e farla crescere.

La scelta non funziona quando non aderiamo totalmente ad essa, quando restiamo girati indietro a guardare a ciò che abbiamo lasciato andare.

La scelta è sbagliata quando, invece di guardare al panorama che ci attende, siamo concentrati sulle rinunce che siamo stati costretti a compiere.

Quindi, se una strada è quella giusta, non lo sai tu, ma lo FAI ogni giorno con la cura che metterai nel costruire la strada che ti sei scelto.

Il ramo scelto è il migliore per mio padre, ma poi il lavoro lo compie l’albero. 

Qualunque sia il ramo che mio padre ha scelto. 

La questione alla fine non è nemmeno che ramo scegli di tenere e quali tagliare, ma quanta passione, energia vitale e cura donerai all’esile ramo rimasto.

Iniziamo a cambiare le cose da dentro.

Manuela Toto

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